A due mesi dall’assemblea che dovrà eleggere il nuovo presidente della Figc, il presidente della Lega calcio serie A, Ezio Simonelli, e del Napoli, Aurelio De Laurentiis, confermano ancora una volta l’appoggio a Giovanni Malagò. “Come candidato non è in discussione”, dicono. Ma nessun dubbio lo ha nemmeno l’attuale commissario della Figc, che in attesa del voto continua a lavorare sul suo progetto che coinvolgerà ancora Diana Bianchedi, una scelta di cui è “straconvinto”, ammettendo di aver “sbagliato il timing” della sua nomina.
“Diana è la persona che meglio può rappresentare il ponte culturale tra il calcio e gli altri sport, come curriculum sportivo e imprenditoriale – spiega Malagò – La nomina ad agosto, quando era tutto fermo, è stata forse interpretata come un sasso nello stagno. Si è creato un casus belli, che secondo me non era giusto”.
L’ex numero uno del Coni annuncia poi di volersi adoperare “il più possibile per unire un mondo arbitrale spaccato”, anche dopo l’elezione del nuovo presidente dell’Aia, Francesco Massini, e per “cercare fondi per aumentare il budget del settore”. In merito quindi alle indiscrezioni che vedono Giancarlo Viglione come possibile sostituto del segretario generale della Figc, Marco Brunelli, Malagò ammette che “qualcosa si dovrà fare, perché la delibera è molto circostanziata. Trovo però sbagliato sostenere una tesi ora, devo parlare con le persone interessate”. Parole, queste ultime, espresse a margine della consegna dei Collari d’oro del Coni, presenti anche il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, nel primo incrocio tra i due dopo la vicenda del commissariamento della Figc, e De Laurentiis.
Il 16 ottobre la Lega di A si riunirà in assemblea per annunciare il proprio candidato per la Figc. “Me lo aspetto? Modestamente sì, anche se è giusto che sia la componente a decidere”, chiosa Malagò prima di ringraziare De Laurentiis – “è un amico, un affettuoso sponsor a cui piace anche diventare un tifoso ultrà” -, che lo definisce “un imprenditore, da non mettere mai in discussione, mentre i politici spesso sono prenditori, e quelli che si sono mossi lo erano”. Frase che, secondo Abodi, “non ha alcun fondamento. Non dobbiamo polemizzare, ma lavorare. Il successo del calcio non lo determinano soltanto i presidenti ma soprattutto i milioni di tifosi che chiedono che il calcio sia più vicino alle loro esigenze”.










