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Tuesday 19 October 2021
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Per sempre Pablito

di Aniello Sammarco

Questo maledetto 2020 si porta via un altro pezzo di storia calcistica. Se n’è andato in punta di piedi Paolo Rossi: una sua caratteristica nella vita come nell’area di rigore, dove era capace di sbucare da ogni le parti dopo che magari in campo non l’avevi quasi visto per 80’. Se n’è andato vinto da un male incurabile che ha reso gli ultimi tempi della sua vita difficili e tormentati. Ma ciò nonostante, quando lo si vedeva ospite in programmi calcistici come opinionista tutto questo non traspariva.

Per tutti resterà Pablito, in virtù del titolo di campione del mondo conquistato con l’Italia nel 1982 in Spagna, titolo condito dalla vittoria nella classifica dei marcatori con la perla dei tre gol al favoritissimo Brasile nel girone dei quarti che vedeva dentro anche l’Argentina di Diego Armando Maradona. Quella tripletta, i successi due gol nella semifinale con la Polonia e la rete che sbloccò la finale con la Germania Ovest, vinta poi dagli azzurri di Enzo Bearzot per 3-1 (ci furono poi le reti di Marco Tardelli e Alessandro Altobelli), rappresentano una pagina di sport indimenticabile non solo per gli italiani.

Ora che, a soli 64 anni, ha lasciato il mondo terrestre per recarsi nell’olimpio dei campioni di ogni tempo, ricordiamo quel ragazzo esile che seppe stupire il calcio nazionale con il Lanerossi Vicenza, le vicissitudini con il calcio scommesse che lo portarono a quasi due anni di stop dall’attività, stop interrotto proprio alla vigilia di Espana ’82, il pallone d’oro, i trionfi in campo nazionale e internazionale con la Juventus, gli ultimi anni funestati da problemi fisici che lo costrinsero a dire addio all’attività agonistica in maniera prematura. Ma soprattutto ricordiamo i suoi gol e l’esultanza del presidente Sandro Pertini nella finale del mondiale. E quei gol non certo da cineteca ma che significarono tantissimo per gli italiani all’inizio degli anni ottanta.