Search
Monday 3 October 2022
  • :
  • :

Agostini, 80 anni di brividi

Ha spento il mese scorso ottanta candeline. Ma di Giacomo Agostini brillano ancora di luce propria i quindici titoli mondiali con MV Agusta e Yamaha, nelle cilindrate 350 e 500, tra il 1966 ed il 1975.

Un palmares che resta unico nella velocità su due ruote: 122 gran premi (54 in 350, 68 in 500, più 37 podi), dieci Tourist Trophy. Fu lui il primo “non britannico”, nel 1968, a vincere sia la gara Junior che quella Senior sull’isola di Man, in sella alla MV, sfrecciando tra muretti, marciapiedi e pali della luce.

Nato a Brescia il 16 giugno del 1942, primo di tre fratelli, il padre lo voleva ragioniere e quando Giacomo gli disse che avrebbe voluto correre in moto chiese consiglio al notaio di famiglia. Il quale, equivocando fra ciclismo e motociclismo, rispose “ma sì, fagli fare sport”. Un malinteso che aprì le porte alla carriera di un campione. Iniziata in bianco e nero, quando un sottile strato di pelle ed un casco di sughero – che lasciava scoperte nuca e tempie – erano le uniche concessioni alla sicurezza. Mancavano decenni alle tute con l’air-bag ed alle vie di fuga. Ed infatti Agostini ha detto più volte di sentirsi un sopravvissuto della sua epoca. L’alfa del mito il 19 luglio 1961, alla guida di una Morini 175 comperata a rate nella gara in salita Trento-Bondone; l’omega nel 1977, alla vigilia di Natale, quando decise di sfilarsi un casco ormai integrale. Per tentare una breve e poco appagante avventura con le quattro ruote in F2 e nella Formula Aurora, chiusa nel 1980 con il ritiro definitivo dalle competizioni.

Il primo ad intuire il valore dell’allora 19enne “Mino” fu, nel 1965, il conte Domenico Agusta che lo affianca ad un campione già affermato, Mike “The Bike” Hailwood. E per evitare che due galli nello stesso pollaio si pestino i piedi, ad Agostini affida la responsabilità del titolo della 350, a Hailwood quello della 500. Il bresciano manca l’obiettivo per un banale guasto elettrico nell’ultima gara, l’inglese lo centra, per poi passare alla Honda. Ma l’era del più grande centauro di sempre era sbocciata. L’anno dopo arriva il primo titolo mondiale, nella 500. Per sette anni consecutivi Ago è il re della classe regina e dal ‘68 al ‘72 colleziona altrettante doppiette, aggiungendovi la classe 350. Dopo tredici anni di trionfi, nel 1974 Agostini accetta la corte della Yamaha. Il passaggio dai quattro ai due tempi non lo spaventa e l’anno dopo vince in 500 il suo ultimo titolo, il primo per la casa giapponese.

Ma Agostini non era solo motociclismo e velocità. Affascinante in sella quanto in giacca e cravatta, è stato un grande manager di se stesso, antesignano del personaggio che un giorno diventerà Valentino Rossi. Testimonial di marchi famosi, attore di fotoromanzi, giovane, bello e vincente, faceva notizia anche senza tuta: copertine sui settimanali rosa, caroselli pubblicitari, addirittura film. Apparve in tre pellicole. Leggere, certo, ma non sfigurava se è vero che ricevette anche una offerta da Pietro Germi per un film importante. Che però lo avrebbe tenuto lontano dalle piste per un’intera stagione. E lui, che restava prima di tutto un pilota, rispose di no. Sempre fedele alle due ruote. Tanto da declinare una proposta di Enzo Ferrari, condizionata però al totale abbandono delle corse in moto. Ma quello era il suo mondo ed Ago non si è mai pentito di aver vissuto così i migliori anni della sua carriera.